Il filo di mezzogiorno

“Il Filo di Mezzogiorno”, secondo libro di Goliarda Sapienza, pubblicato nel 1969 da Garzanti, ma terminato già quattro anni prima. Attraverso un continuo flusso di coscienza, Goliarda parla della sua esperienza psichiatrica, durata tre anni (1962-1965). A seguito di un tentato suicidio i medici da cui la portarono in un primo momento le praticarono decine di elettroshock (molto “di moda” in quegli anni), distruggendole la memoria. “Il Filo di Mezzogiorno” tenta di ricostruire questa memoria, il passato, il presente di Goliarda, è la scrittura di ciò che è stato il suo percorso psichiatrico in cura presso un famoso medico dell’epoca che con lei attuò la così detta “analisi selvaggia” e l’interpretazione dei sogni.
Un libro intenso, lirico, e tragico, una scrittura complessa ma lucida.

[cap14] Si scurdarunu di essiri puvureddi e pi lu munnu sinni ieru vestuti i strazzi poi si ficiru giacchi cui giurnali e cu’ cartuni un tabbutu pi ripusari..

[cap18] E anche adesso quel freddo nel sole della finestra splancata fa tremare le parole che si compongono in gerogrifici scuri di paura, graffio intelligibile senza passato nè futuro. Nessuno sarà in grado di decrifrare i segni chiusi di questa mia paura… nessuno, quello che sto scrivendo, nessuno…

[cap19] ..fuggivamo insieme dalla realtà di visi, di visi distorti, tatuati dal ricordo atroce di una guerra inutile, protesi a depredare quella pace fittizia di abbondanza… palazzi sconnessi deliranti di miseria secolare che le unghie dei bombardamenti avevano liberato della vernice appariscente e labile dell’orgine del ventennio… bocche spalancate in risa stridenti… bocche ruminanti il falso nutrimento del ciungum… grappoli di mani avide ammucchiate spasmodicamente a graffiarsi l’una sull’altra: quell’opulenza di pane bianco impastato di vento sui tavoli di latta dei caffè…

[cap24] Dovevo dormire? Come potei non mi diedi più in pasto, ma il pane diventava stoppa quando lo portavo alla bocca e l’acqua viscida, senza sapore. Non potei mangiare più… solo bere whisky… aveva un sapore aspro… almeno un sapore…

[cap24] Per quelli che credono in Dio e che la chiamano l’anima sta nel petto. Per Maria sta nella mente, nell’intelligenza, per me, come dicevano gli antichi, lo spirito sta nel sangue; è per questo che il sangue si muove sempre come il mare… lo senti come batte alla fronte, nel cuore? E’ questo movimento che mantiene il corpo vivo. Tutto quello che si muove è vivo. Quello che si ferma, si ferma e muore.

[cap31] Perchè secondo lei viviamo secondo natura? Io le voglio bene così e sentendo che lei mi vuole bene perchè dovrei uccidere gli altri? Averla tutta per me? Mi scusi, ma proprio questo atteggiamento possessivo che lei mi vuol far passare per genuino, sano, mi pare malato ed immorale.

[cao36] ..quelle parole spalancarono un baratro davanti a me e capii com’è difficile l’arte di non sperare più… la più difficile delle arti

[cap41] Ogni individuo ha il suo segreto, ogni individuo ha la sua morte in solitudine […] non cercate di spiegarvi la mia morte, non la sezionate, non la catalogate per vostra tranquillità, per paura della vostra morte, ma al massimo pensate – non lo dite forte la parola tradisce – non lo dite forte ma pensate dentro di voi:

è morta perchè ha vissuto.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Goliarda Sapienza e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...